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		..un consigliere comunale a Torino
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		  <P align=center><BR><A href="http://enzolavolta.blogspot.com/"><FONT size=6>http://enzolavolta.blogspot.com/</FONT><A href="http://enzolavolta.blogspot.com/"><BR></A><A href="http://enzolavolta.blogspot.com/"></P>
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        <published>2007-05-18T13:10:18Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[AUDIZIONE IN COMMISSIONE LAVORO ]]></title>
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		  <H2 class=date-header><SPAN style="COLOR: #ff6600"><BR><FONT face="Times New Roman" color=#ff8c00 size=3>PRODUTTIVITA' E CREATIVITA' NON RICONOSCIUTE</FONT></SPAN><BR><SPAN style="COLOR: #ff6600"></SPAN><BR><FONT face="Times New Roman" size=3><FONT class=th12><FONT face="Times New Roman" size=3>Mentre a livello nazionale si cerca di trovare una soluzione manageriale alla crisi dell'azienda (vedi sotto) quest'oggi in Commissione Lavoro, abbiamo audito le organizzazioni sindacali ed Rsu Rai via Verdi, via Cernaia, rappresentanze dell’orchestra sinfonica nazionale, Cdr in merito al futuro dei centri di produzione RAI di Torino.<BR>Questi, oltre a lamentare l'impossibilità di incontrare i vertici dell'Azienda ( non esiste, infatti, un tavolo di trattative anche perchè gli interlocutori da anni ormai cambiano troppo repentinamente) hanno denunciato l'ennesima manovra per disimpegnare attività e risorse dal territorio torinese.<BR><BR>«Il centro di produzione Rai da anni è mortificato, sottovalutato, privato del personale e dei mezzi che servono a produrre stabilmente programmi di qualità. Soltanto negli ultimi cinque anni sono stati chiusi programmi importanti (RaiSat, Cuori rubati, Timbuctu) diminuendo gradualmente il peso e l’importanza del centro di produzione torinese all’interno della programmazione nazionale della Rai. La situazione è ancora più grave per la radio. Il centro ricerche, polo di eccellenza tecnologica, da anni è escluso dalle scelte strategiche per lo sviluppo della televisione del futuro.<BR><BR>Tutto questo lentamente come uno stillicidio ha portato, nonostante gli abbonati in Piemonte siano al secondo posto in Italia (contribuiscono al bilancio RAI per circa 124.000.000 di euro),al ridimensionamento del centro direzionale di via Cernaia, cuore amministrativo e finanziario di tutta la Rai, che verrebbe ridimensionato e trasferito a Roma.<BR><BR>La situazione si è aggravata con l’incentivazione e il pensionamento di novanta figure professionali che hanno dato luogo a soli quarantuno nuovi ingressi. Un’emorragia di organico parzialmente attenuata dall’utilizzo di lavoratori precari, che mette in discussione le capacità produttive degli insediamenti torinesi e potrebbe collocarli al di fuori delle nuove sfide tecnologiche del sistema televisivo.<BR><BR>Il tutto in completa assenza di filiere produttive che garantirebbero prodotti televisivi di qualità, valorizzerebbero le straordinarie potenzialità creative già verificate nei centri di Torino (vi ricordo infatti che tutta la produzione della fascia pomeridiana per giovani su RAI TRE nasce e viene realizzata qui da noi) e forse permetterebbero di evitare l'acquisto di FORMAT da Terzi(vedi ENDEMOL).<BR><BR>Procederemo con un documento istituzionale di III Commissione (senza primogeniture partitiche) con un coinvolgimento (speriamo fattivo) di tutti i nostri rappresentanti in Parlamento.</FONT></FONT></FONT> <BR><BR><BR><BR><FONT face="Times New Roman" color=#ff8c00 size=4><FONT size=3>LA RAI IN CRISI: E' COLPA DI TUTTO IL CDA<BR></FONT><BR></FONT><FONT face="Times New Roman" size=3>"Viale Mazzini in "rosso" per 35 milioni di euro. Il governo punta dritto alla sostituzione del consigliere Petroni. Lo ha già sfiduciato, e il 4 giugno (o in seconda convocazione per il giorno successivo) l'assemblea degli azionisti dell'azienda - convocata a maggioranza dal CdA - si riunirà con all'ordine del giorno la revoca di un amministratore e nomina di un nuovo amministratore della societàSi diradano le nubi sulla strategia che l'esecutivo intende mettere in atto per il rilancio della Rai. Il governo - tramite il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa - punta dritto alla sostituzione del consigliere Angelo Maria Petroni. Lo ha già sfiduciato, e il 4 giugno (o in seconda convocazione per il giorno successivo) l'assemblea degli azionisti dell'azienda - convocata a maggioranza dal cda come richiesto dal ministero dell'Economia - si riunirà con all'ordine del giorno la revoca di un amministratore e nomina di un nuovo amministratore della società". Petroni non ha partecipato mercoledì all'assise dei vertici di viale Mazzini per "correttezza istituzionale" e il voto di pareggio 4 a 4 è stato deciso dalla scheda del presidente Petruccioli.Il "licenziamento" di Petroni, e la sua sostituzione con un nuovo manager, non è indolore, né per l'azienda pubblica, né per la politica. C'è parecchia confusione, infatti, sulla praticabilità di questa revoca.Nel frattempo, per fronteggiare l'azione del centrosinistra, la Cdl prepara una doppia strategia difensiva. La prima sarà affidata ai quattro consiglieri in quota alla Cdl che nel prossimo cda del 22 maggio (o al più tardi in quello del 30) sfiduceranno il direttore generale Claudio Cappon reo di "un'inerzia" che in questi mesi avrebbe portato "la situazione di stallo" denunciata da Tps. La crisi, insomma, sarebbe ascrivibile a lui e non al cda. L'altra mossa - quella legale - saranno ricorsi in ogni luogo e con ogni mezzo di Petroni, che ha già schierato i suoi avvocati. A spiegare le ragioni di questa difesa legale è stato lo stesso Petroni nell'audizione in commissione di Vigilanza. "L'azione del ministro dell'Economia nei miei confronti ha esclusivamente ragioni politiche - ha ammonito -. Contro le leggi e forzando l'ordinamento si vuole modificare la composizione del cda della Rai per asservirlo alla volontà del governo. Siamo al punto di arrivo di una violenta campagna di denigrazione e delegittimazione politico-mediatica contro di me che dura da più di due anni. Un gravissimo vulnus al Parlamento e al sistema che garantisce la libertà e l'indipendenza del sistema delle comunicazioni". Ma non si tratterà di una battaglia legale a senso unico. Secondo indiscrezioni, infatti, anche Romano Prodi e Tommaso Padoa Schioppa avrebbero redatto una sorta di "libro bianco" con ad oggetto l'operato di Petroni e la sua incapacità di ridare slancio all'azienda pubblica."Noi - è quanto ripete da giorni il presidente del consiglio - vogliamo un'azienda gestibile e efficiente". Come va dicendo il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, "la Rai è ormai arrivata ad un punto di non ritorno". E la colpa non è solamente dell'uomo che fino ad ora ha rappresentato il Tesoro nel vertice della tv pubblica. Se la Rai è in crisi la responsabilità è dell'intero CdA. Lo ha detto il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa ascoltato dalla commissione parlamentare di vigilanza."La responsabilità di questa grave criticità - ha detto Padoa-Schioppa - non è ascrivibile a un singolo consigliere ma piuttosto all'intero organo gestionale". Se la Rai fosse stata assoggettata al semplice aspetto civilistico proprio delle Spa "avrei assunto le mie decisioni nei confronti dell'intero Consiglio", ha aggiunto il ministro.A proposito della sua decisione di sfiduciare il proprio rappresentante nel Cda Rai, il consigliere Angelo Maria Petroni, Padoa-Schioppa ha precisato che, in assenza di una norma specifica, il ministro dell'Economia può revocare la fiducia ad un proprio rappresentante rifacendosi al principio più generale del "contrarius actus". Ovvero, così come autonomamente il fiduciario è stato nominato, altrettanto autonomamente può essere revocato se non esiste una normativa specifica.Per quanto riguarda il bilancio di Viale Mazzini il ministro dell'Economia ha poi sottolineato come quest'anno la Rai Spa chiuderà con un "rosso" pari a 35 milioni di euro, mentre ammonterà a 47 milioni il buco per il Gruppo Rai.Per il ministro, il Cda Rai dovrebbe essere fatto di "persone che non rappresentano qualcuno o un interesse, ma in grado di cambiare idea durante un confronto, creando maggioranze diverse. Spesso capita che prevalgano maggioranze che non hanno attinenza con il caso trattato".</FONT></H2>
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        <published>2007-05-18T11:33:37Z</published>
        <updated>2007-05-18T11:33:37Z</updated>
        
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        <title type="html"><![CDATA[IL NUOVO PD E GLI SCENARI DI SVILUPPO DEL SISTEMA LOCALE: VISIONI, STRATEGIE E PRASSI]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <H3>PARTITO DEMOCRATICO</H3>Il nuovo soggetto politico – per storia delle parti e delle persone che lo compongono – possiede le chiavi più adatte sia per interpretare in senso innovativo i cambiamenti in corso nel “sistema paese” sia per affiancare ad una visione del futuro le prassi che consentono di restituire significati profondi all’azione politica e di governo.<BR><BR>“Non si governa un mondo nuovo, senza una lingua nuova”.<BR>Per integrare i flussi di informazione ma soprattutto per elaborare un vocabolario condiviso, una sorta di “nuovo linguaggio politico” - capace di tradurre uno scenario in obiettivi, strategie e modelli di azione – è necessario promuovere momenti di confronto e di condivisione delle idee.<BR><BR>Si chiede al PD di effettuare uno sforzo potente per raccogliere le esperienze ed i risultati di grandi tradizioni storiche del riformismo e trasformarli, traducendoli nell’attribuzioni di nuovi significati e nuovi sistemi simbolici quali “chiavi di lettura” dei processi di trasformazione della società.<BR><BR>Le sfide da cogliere stanno:<BR>
<UL>
<LI>nella capacità di leggere ed interpretare i cambiamenti che il “sistema mondo” sta affrontando; 
<LI>nella traduzione degli stessi in scenari tendenziali al livello locale; 
<LI>nell’individuazione delle radici identitarie; 
<LI>della loro traduzione in obiettivi politici; 
<LI>della loro traduzione in strategie di azione.</LI></UL><BR><BR>
<H3>PROCESSI DI SVILUPPO</H3><B>Interpretare i cambiamenti e tradurli in strategie di sviluppo</B><BR><BR>Il processo di globalizzazione in corso a livello planetario sta inducendo una serie di cambiamenti notevoli sullo sviluppo a livello territoriale. In particolare, dopo un primo periodo in cui era generalizzato il timore di un progressivo appiattimento delle identità su modelli universalmente riconosciuti come vincenti, (aumento della produzione industriale e dei plusvalori finanziari) si assiste invece ad una ripresa dei temi dedicati alla valorizzazione delle specificità locali (che nelle accezioni più negative corrono il rischio di assumere i tratti di un nazionalismo sempre più esasperato) ed ad un progressivo, contemporaneo sviluppo di un orizzonte che per comodità viene chiamato “glocale” – dall’unione di globale e locale – e che rappresenta un sistema capace di rappresentare contemporaneamente i due modelli.<BR><BR>Analizzando la situazione per insiemi via via più limitati si possono considerare:<BR><BR>o AL LIVELLO DELLE REGIONI: la necessità di armonizzare gli interventi di promozione dello sviluppo con gli orientamenti dell’Unione Europea ma anche la capacità di valorizzare quegli insiemi di città e le specificità derivanti da cluster specializzati come quelle provenienti da patrimoni culturali e/o ambientali; lo sviluppo di reti di territori con caratteristiche omogenee o complementari, la promozione dell’internazionalizzazione di parti significative della regione;<BR>o AL LIVELLO DELLE PROVINCE: lo sviluppo delle capacità di attivazione dei patrimoni sociali e degli attori privilegiati del territorio; in altre parole la capacità di animazione del sistema e di coinvolgimento nelle opzioni strategiche rilevanti dei livelli superiori; la capacità di interconnessione delle reti e di focalizzazione delle polarità di sviluppo su linee strategiche condivise;<BR>o AL LIVELLO DEI COMUNI, DELLE CITTA’ E DELLE AREE METROPOLITANE: il miglioramento della qualità delle azioni intraprese, della capacità di individuazione di poli emergenti e di aree di degrado, del livello di operatività condivisa con gli attori istituzionali come con le rappresentanze del patrimonio sociale.<BR><BR>In generale, si tratta di trovare i modelli di studio ma anche di azione che permettano di abbandonare gli aspetti più propriamente amministrativo-istituzionali verso pratiche di interconnessioni di insiemi di luoghi e di attori strettamente connessi alle specificità territoriali.<BR>In altre parole occorre superare le logiche connesse agli interventi diffusi su insiemi i cui confini sono quelli puramente amministrativi. Il confine, il perimetro delle aree su cui intervenire per favorire lo sviluppo deve trovare “nuove rappresentazioni” in termini anche differenziati per obiettivo di sviluppo; potrebbero essere un area geografica, come un insieme di indicatori quantitativi, come un elenco di caratteristiche infrastrutturali, come un raggruppamento di attori locali. <BR><BR>
<H3>GOVERNANCE TERRITORIALE</H3><B>mainstreaming verticale ed orizzontale: identità e obiettivi politici</B><BR>Una nuova rappresentazione degli scenari di sviluppo interpretata secondo le indicazioni di cui sopra, comporta la realizzazione di un sistema complesso di interconnessione verticale ed orizzontale degli attori che compongono il sistema.<BR>La partecipazione dei cittadini all’elaborazione ed alla realizzazione di strategie di sviluppo territoriale ad alto livello di condivisione non può essere distaccata da due elementi fondamentali che necessitano di azioni specifiche preventive:<BR>o Lo sviluppo di azioni volte a incrementare la capacità partecipativa: le pratiche di animazione locale devono potersi tradurre in un effettivo coinvolgimento della popolazione nelle azioni di sviluppo, se da un lato è presente un sentimento diffuso di protagonismo a livello decisionale (le primarie effettuate l’anno scorso sono specchio di una grande richiesta di partecipazione) sono assai meno diffuse le pratiche per trasformare questo impulso in effettiva azione partecipata;<BR>o La diffusione di prassi innovative presso le PPAA: in generale, l’approccio complesso che richiedono i nuovi scenari di sviluppo comporta l’incremento delle capacità di governance del sistema locale anche nelle sue parti minori; non è più sufficiente infatti una delega ai livelli superiori ma è indispensabile sviluppare capacità autonome nella costruzione di reti e di obiettivi condivisi.<BR><BR>
<H3>UN PARTITO DA CREARE</H3>Il PD può essere un'occasione di sviluppo per i sistemi locali perché il caso di Torino ha dimostrato che è più che mai necessario governare i sistemi locali attraverso una pianificazione di tipo strategico, in cui si coinvolgono i diversi attori del territorio (politici, associazioni, forze economiche, università) in uno sforzo comune di ricognizione e riflessione sul presente e di immaginazione e pianificazione sul futuro. Una azione di coinvolgimento e di mobilitazione del genere è più facile, più forte e più autorevole se guidata da una grande forza di massa, imperniata sui valori piuttosto che sulla dottrina, aperta e tendente all'inclusione, laica e meno incline all'autoreferenzialità di quanto lo sono i partiti odierni.<BR><BR>Il PD, nascendo da un difficile processo di integrazione di diverse tradizioni politiche e ideologiche, avrà nel suo DNA un atteggiamento aperto e inclusivo, disponibile al nuovo e orientato al futuro, ciò che serve per governare l'attuale era della globalizzazione, che da una parte rompe confini territoriali e settoriali, dall'altra aumenta la complessità, la varietà e l'interrelazione dei problemi, dei bisogni, delle vocazioni e delle risorse di sistemi territoriali a configurazione sempre più variabile.<BR><BR>Un grande partito di massa è meno incline a cedere ad interessi di tipo corporativo o di categoria, e per questo è più adatto a governare con un atteggiamento ed un indirizzo programmatico orientato all'interesse generale. Questo è un punto fondamentale per guidare grandi processi di trasformazione che magari implicano anche decisioni importanti ed impopolari (vedi questioni come TAV o Inceneritori). <BR><BR>La presenza di una leadership politica, culturale ed economica, radicata nel luogo può fornire un progetto che dia una prospettiva di sviluppo, basata sulle potenzialità del luogo e condivisa dalla maggior parte della società locale.<BR><BR>Disegnare localmente lo sviluppo può consentire una maggiore partecipazione di tutti gli attori locali alle scelte e quindi può consentire un processo più democratico attraverso maggiore rappresentanza, confronto, mediazione, degli interessi locali. <BR><BR>Si passa quindi da un modello di regolazione fortemente gerarchizzato, in cui la politica e i processi di governo sono totalmente identificati con i diversi livelli delle istituzioni, ad un nuovo stile di governo caratterizzato da un maggior grado di cooperazione e dall’interazione tra attori pubblici e attori privati all’interno di reti decisionali miste pubblico-private .<BR><BR>
<H3>PD E SVILUPPO LOCALE</H3>La creazione di aree di libero scambio, la liberalizzazione del mercato dei capitali, l’ingresso sulla scena mondiale di nuove aree e di nuovi paesi, i mutamenti rivoluzionari e congiunti nei servizi, nelle comunicazioni, nei sistemi informativi e nei trasporti, sono solo alcuni esempi delle trasformazioni in atto negli attuali contesti economici. <BR><BR>Si presenta così la necessità di ripensare i rapporti ed i modelli di sviluppo territoriale. Come integrare gli obbiettivi spaziali ed economici dei processi di trasformazione, passando attraverso la concertazione fra i livelli di governo e fra attori pubblici e privati?<BR><BR>In un sistema ormai strutturato sulla coesistenza di sistemi “ a rete”, “stellari” e “multipolari” in cui la materialità delle reti infrastrutturali, delle città e degli insiemi ambientali deve rapportarsi a sistemi di reti immateriali sempre più estese e complesse è necessario abbandonare schemi gerarchici di intervento per elaborare forme sempre più raffinate di “mainstreaming orizzontale”.<BR><BR>Non a caso sentiamo oggi la necessità di parlare con le “istituzioni intermedie” dello sviluppo locale, della governance dei processi e delle politiche di sviluppo locale e del coordinamento fra i diversi livelli di governo nei processi di sviluppo locale. <BR><BR>Se nel modello fordista la struttura istituzionale di riferimento era lo Stato-nazione, con il passaggio al modello post-fordista e con l’intensificarsi dei processi di globalizzazione, l’importanza politica, sociale ed economica degli Stati nazionali è stata ridimensionata, da un lato da livelli sopranazionali e dall’altro, dai livelli regionali e locali di governance.<BR>Diventano così importanti le istituzioni intermedie, dove l’attributo intermedio è di tipo relazionale e perciò acquista un preciso significato solo se si definiscono gli elementi rispetto ai quali esse si pongono “in mezzo”. <BR><BR>Su tutto il territorio nazionale, in continuità con la stagione dei “patti”, dei “contratti”, ed in genere degli strumenti tipici della programmazione negoziata prendono sempre più il sopravvento approcci di tipo integrato che, oltre al coinvolgimento e la condivisione con la cittadinanza delle pratiche di sviluppo si pongono in diretto rapporto con insiemi territoriali di area vasta e con reti immateriali di scala superiore.<BR><BR>Il livello delle istituzioni può assumere il ruolo di medium e di raccordo tra il livello micro (informale), rappresentato dai rapporti interpersonali e particolaristici basati sulla fiducia e la reciprocità che si sviluppano all’interno delle famiglie, delle imprese e delle comunità locali, e il livello macro (formalizzato), rappresentato dalle relazioni impersonali, formalizzate e standardizzate tra grandi aggregati, siano, essi gruppi sociali o categorie produttive. In questo senso il “capitale territoriale” diventa risorsa spendibile sul mercato della competitività di livello globale.<BR><BR>
<H3>5 IDEE PER LO SVILUPPO LOCALE</H3>1. Pianificazione strategica dello sviluppo locale in una visione intersettoriale non localistica, ma a partire dalla lettura dei bisogni e degli interessi locali. <BR><BR><BR>L’attrattività del territorio deve essere costruita e valorizzata agendo a tutti i livelli, da quello nazionale fino a quello locale. Un’area risente infatti dell’immagine e della qualità del più ampio sistema in cui è inserita, che può costituire un ulteriore punto di forza o di debolezza per l’area stessa. Del resto, l’attrattività ai livelli gerarchici superiori può trarre vantaggio, secondo un processo bottom up, dalle iniziative di valorizzazione delle specificità locali .<BR>Peraltro, la considerazione che il confronto competitivo non avviene all’interno di insiemi di aree territoriali distinti per densità della popolazione, status politico o amministrativo, ma è sempre più trasversale a tali insiemi, rende ancora più necessaria l’adozione di interventi ideati e implementati direttamente a livello locale .<BR>In tale contesto, la capacità delle aree territoriali di ridotte dimensioni di inserirsi in una rete più ampia può essere una valida opportunità per accrescere e rafforzare la propria competitività economica, attraverso la ricerca di una maggiore visibilità, un aumento della forza propositiva verso i livelli gerarchici superiori e una condivisione degli oneri sostenuti. <BR><BR>Il ruolo della politica e delle istituzioni :<BR>• Promuovere l’apertura culturale e lo sviluppo di identità comunitarie allargate.<BR>• Conoscere e utilizzare le opportunità offerte dagli altri livelli del sistema istituzionale.<BR><BR><BR>2. Economia della varietà: sviluppo economico multisettoriale, equilibrato e integrato. <BR><BR>Oggi la concorrenza tra i beni ed i servizi non si misura più a livello di «nazioni» ma, bensì, di «aree geografiche» e da questo punto di vista appaiono essenziali la (ri)scoperta e la valorizzazione delle risorse locali.<BR>Un’articolata serie di attività di valorizzazione dei “diversi modi di essere” di un territorio, con una pluralità di obiettivi che si estendono dal rafforzamento della struttura produttiva locale, allo sviluppo di nuove iniziative imprenditoriali, dal miglioramento della qualità della vita dei residenti, all’aumento dell’attrattività per turisti, investitori, potenziali nuovi residenti e nuove imprese. <BR>Il comune denominatore di tali attività è la ricerca delle modalità più adeguate di collegare domanda ed offerta, ossia di soddisfare gli interessi e i bisogni espressi dalla domanda (attuale e potenziale, interna ed esterna) che si rivolge al territorio attraverso azioni tese a rendere attraente e competitiva l’offerta territoriale.<BR>Lo sviluppo sostenibile è il principio ispiratore fondamentale delle politiche europee.La Comunità europea favorisce uno sviluppo che integri gli aspetti ambientali, economici e socioculturali facendo leva sulla diversità e sulla capacità degli attori locali di lavorare in rete.<BR><BR>Il ruolo della politica e delle istituzioni :<BR>• Mobilitare le risorse private sulla base di interessi convergenti (sussidiarietà).<BR><BR><BR><BR>3. Politiche di marchio come standard di qualità concordato e rispettato, non solo come luogo di provenienza. <BR><BR>La sperimentazione di crescenti livelli di concorrenzialità impone alle aree territoriali l’adozione di logiche e strumenti competitivi. In particolare, i mezzi per affrontare l’intensificarsi della competizione vengono sempre più ricercati nella strumentazione tipica della gestione aziendale e, primariamente, nella trasposizione della filosofia, delle metodologie e delle tecniche di marketing. <BR>Il marketing del territorio può essere così definito come un processo che partendo dall’analisi dei bisogni degli stakeholder e dei clienti/mercati consente di costruire, mantenere e rafforzare rapporti di scambio vantaggiosi con i pubblici di riferimento con lo scopo ultimo di aumentare il valore del territorio e l’attrattività dello stesso.<BR>Risulta fondamentale la capacità di stimolare la partecipazione attiva di tutte le principali forze presenti sul territorio favorendo il loro coinvolgimento e la loro mobilitazione, nonché la capacità di coordinarne l'intervento e l'attività, dal momento che l’offerta territoriale origina dall’azione di un complesso di attori locali, “ma è percepita dall’utente in modo globale”.<BR><BR>Il ruolo della politica e delle istituzioni :<BR>• Individuare linee strategiche di sviluppo, condivise a livello di comunità.<BR>• Analizzare i bisogni sul territorio, attraverso il coinvolgimento degli stakeholders<BR><BR><BR>4. Riposizionamento verso l’alto della produzione industriale e artigianale (alta qualità, piccole quantità, strategia di nicchia). <BR><BR>E’ necessario promuovere «modelli» di organizzazione sociale ed economica come «aree-sistema» in cui si registrano significative «economie esterne» generate da un elevato grado di cooperazione/interazione tra amministrazioni pubbliche e tessuto imprenditoriale locale.<BR>L'attenta valorizzazione delle risorse e competenze specifiche del territorio, dal momento che le specificità locali costituiscono la base più solida per il conseguimento di vantaggi competitivi duraturi in una prospettiva di concorrenza territoriale globale, permette a tali elementi distintivi, scarsamente imitabili e, dunque, altamente differenzianti di caratterizzare validamente l’offerta territoriale rispetto alle offerte concorrenti .<BR><BR>Il ruolo della politica e delle istituzioni :<BR>• Promuovere politiche mirate e selettive, in coerenza con gli obiettivi strategici. <BR><BR><BR>5. Valorizzazione dell’ambiente come risorsa da rigenerare e non da consumare.<BR><BR>Il paradigma dello “sviluppo sostenibile” (o durevole) è oramai messo in crisi e considerato come un ossimoro di senso negativo. Alla crescita illimitata si oppongono concetti come quello della “decrescita conviviale”, o dello “sviluppo limitato”; nel dibattito in corso sul modello di sviluppo territoriale auspicabile le tematiche ambientali hanno introdotto chiarezza da un lato ma anche giustificate ansie e timori.<BR>La conseguenza delle teorie della cosiddetta “bioeconomia”, delle teorie di Roegen, del Club di Roma e del Rapporto Bruntland è il tentativo di trasformare le conseguenze delle azioni umane sull’ambiente in entità economicamente riconoscibili (ambiente quale soggetto economico, vedi ad es. la direttiva “chi inquina paga”).<BR>Il risultato probabilmente più utilizzabile ai fini delle possibilità dello sviluppo territoriale è il concetto di “capacità di carico del sistema” e cioè la necessità - a partire dalla raccolta di dati sempre più precisi sulle conseguenze ambientali delle attività umane – di individuare i limiti di presenza antropica che il territorio può sopportare e di conseguenza individuare i valori soglia dell’insediamento umano che garantiscono una chiusura equa dei cicli e la sopravvivenza dell’ecosistema.<BR><BR>Al tema del rispetto dell’ambiente, della capacità di carico, della conservazione delle risorse non rinnovabili sono inevitabilmente collegati il tema dello sviluppo demografico, delle tecnologie di produzione industriale, delle modalità di utilizzo da parte della collettività delle fonti energetiche non rinnovabili.<BR><BR>Il ruolo della politica e delle istituzioni :<BR>• Promuovere riflessioni e politiche mirate volte a rimettere al centro le questioni ambientali, in modo da diventare elementi sinergici e trasversali con gli obiettivi strategici dello sviluppo. <BR><BR><BR>
<H3>VALORE AGGIUNTO DAL NUOVO SOGGETTO POLITICO</H3>Strategie di azione - suggestioni:<BR><BR>1. Come individuare il valore aggiunto dal nuovo soggetto al panorama dello sviluppo? Quale modello decisionale ed operativo si adatta all’evoluzione ed ai mutamenti in corso operando in continuità con la grande tradizione del riformismo?<BR>2. Come unire all’alleanza politica un movimento dal basso? Effettive capacità e modelli di rappresentanza delle istanze sociali e/o locali;<BR>3. Come investire sulle risorse umane? La formazione e la diffusione delle informazioni e delle conoscenze per produrre qualità e competenza diffusa;<BR>4. Verso un nuovo modello di sviluppo: quali le cose da portare in valigia, quali le cose da abbandonare, quali le parole chiave?<BR><BR><BR>Enzo Lavolta<BR>Giulio Lambresa<BR>Cristian Melloncelli<BR><BR><BR>
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